Il Carso è un sentimento raro.
Ho scoperto Castelvecchio in uno dei miei viaggi nei luoghi della Grande Guerra, grazie all’invito di Robi Jakomin, l’uomo che farà parlare del valore umano delle materie prime, dei luoghi in cui ho lasciato il cuore. Durante la wine school a tema Terrano, organizzata dal Gal e l’associazione dei produttori del Carso, la prima visita è stata proprio a Sagrado. Un luogo magico in cui ho ritrovato un amico dello sport come Luca Tomasig, che oggi si prende cura del progetto a 360 gradi e che è venuto a trovarci da Quirino Gabrielli ad inizio ottobre, per far trasparire il senso del lavoro e la cura, dietro ogni etichetta.
Un territorio difficile, arido e roccioso, ma capace di dare vita a vini di grande carattere, prodotti dai vigneti che sorgono dal cuore dell’azienda agricola, di proprietà della famiglia Terraneo. La tenuta sorge sopra Sagrado, immersa nella quiete dell’altipiano da cui ammirare una vista unica, che abbraccia la regione dal Golfo di Trieste alle Alpi Giulie.

35 ettari vitati, tra roccia calcarea e terra rossa, in un microclima asciutto, tra la vicinanza del mare e la presenza costante della Bora. Viticoltura sostenibile, tra la conversione al biologico prima e poi dal 2018 alla biodinamica, con grande attenzione ad ogni particolare in vigna.
Castelvecchio ci permette di riflettere sul lato elegante e tipico, tra la qualità dei rossi, cui ci tengo a citare il sorprendente Terrano ed un duplice sguardo attraverso i bianchi, con la Vitovska che ammira l’entroterra e la Malvasia che sbircia verso il mare.

Una storia in grado di raccontare l’anima del Carso goriziano. Vi aspettiamo per scoprirla insieme.


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