Il sakè è molto più di una semplice bevanda alcolica giapponese: è una vera e propria espressione culturale, un ponte tra passato e presente, tra natura e artigianato.
Vogliamo raccontarti in breve cos’è il sakè, come nasce, le sue varietà e come gustarlo al meglio.
Cos’è il sakè?
Spesso definito “vino di riso”, il sakè è in realtà più vicino alla birra nella tecnica di produzione. Si tratta di una bevanda fermentata a base di riso, acqua, koji (un fungo che converte gli amidi in zuccheri) e lievito. La gradazione alcolica si aggira tra i 13% e i 16%, ed esistono versioni più o meno dolci, più o meno aromatiche.
Come si produce?
La produzione del sakè è un’arte antica e meticolosa. Tutto parte dalla lucidatura del riso: più il chicco viene levigato, più il sakè sarà fine e aromatico. Si aggiunge poi il koji per avviare la trasformazione degli amidi in zuccheri, seguita da una doppia fermentazione per generare l’alcol. Il processo dura settimane, se non mesi, e richiede maestria e pazienza.
Tipologie principali
Esistono tante varietà di sakè, ma ecco le principali:
- Junmai – puro riso, acqua, lievito e koji, senza alcol aggiunto. Corposo e rotondo.
- Honjozo – simile al Junmai, ma con una piccola aggiunta di alcol per esaltarne gli aromi.
- Ginjo e Daiginjo – riso molto più lucidato, aromi floreali e fruttati, più eleganti.
- Nigori – non filtrato, dall’aspetto lattiginoso e gusto cremoso.
- Namazake – non pastorizzato, fresco e da conservare in frigo.
Note di degustazione
Ogni sakè ha un suo profilo: si possono trovare aromi di banana, mela verde, anice, riso cotto, fiori bianchi, fino a note umami di brodo dashi e funghi shiitake nei sakè più maturi. Alcuni si bevono freddi, altri caldi, a seconda dello stile e della stagione.
Consiglio
Prova a degustare tre tipi diversi di sakè in parallelo (magari Junmai, Ginjo e Nigori), così da confrontare profili aromatici e consistenze. Un piccolo viaggio sensoriale nel cuore del Giappone!


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